03
Set

GMG arreda – Giovanna Gaveglio: La mia storia epica

Per capire quello che sono ora partirei a raccontare da molto lontano, e precisamente da quando avevo 4/5 anni.
Mi regalarono un gioco composto da vari moduli che opportunamente assemblati andavano a creare degli elementi d’arredo.
Mi affascinava il fatto che una cosa apparentemente senza un senso potesse prendere vita e cambiare totalmente immagine, una volta unita ad altri elementi altrettanto anonimi di per sé.
Passavo ore a fantasticare e a creare situazioni …

Non sembrava che avessi alcun particolare interesse per l’arte o il disegno.
Solo alle scuole medie ci fu un cambio di insegnante di Educazione Artistica che cominciò a farci utilizzare varie tecniche di disegno; ci parlò dell’arte con grande trasporto e per la prima volta sentii parlare di architettura e arredamento.

Era fatta !

Completamente affascinata scelsi il mio corso di studi e il mio futuro contro il volere dei miei genitori che volevano per me una strada più convenzionale.
Mi lasciarono fare perchè ero veramente determinata.
Ma guai a lamentarmi ! L’avevo scelto io e dovevo sbrigarmela da sola.

Frequentare l’Istituto Europeo di design mi ha permesso di studiare la composizione architettonica, l’ergonomia, la cromatologia, la tecnologia dei materiali, la storia dell’arte e dell’architettura, la modellistica.

Con questo bagaglio trovare lavoro fu facilissimo, così iniziai da uno studio di architettura per poi approdare in un mobilificio.

L’aspetto della vendita a tutti i costi, però, mi pesava moltissimo.
Volevo essere libera di studiare per i clienti tutti i modi possibili ed immaginabili per smontare e rimontare quei famosi cubotti.
Ero anche disposta a rinunciare a qualche vendita se vedevo che un certo progetto non era corretto per quella persona (credetemi: questo atteggiamento mi ha fatto guadagnare un sacco di clienti ).

A quel punto, con un bambino piccolo, un mutuo sulla casa e un marito molto scettico presi la decisione di licenziarmi, di dire addio allo stipendio fisso e feci il famoso salto nel buio.
Non è stato per nulla facile; sono stata molte volte sul punto di dare ragione a mio marito e ritornare a lavorare alle dipendenze di qualche altra realtà.
D’altro canto la fiducia che mi davano i clienti e il passaparola che creavano cominciarono a dare i loro frutti.

Capii che il mio contributo non solo è utile, ma è proprio indispensabile !

Senza accorgermene, negli anni avevo creato una figura a tutto tondo capace di progettare ambienti funzionali ed esteticamente curati.
Mi sono soprattutto circondata di una squadra di artigiani che realizzano i miei progetti. In questo modo solleviamo il cliente da tutte le incombenze del chiedere preventivi, confrontarli, controllare che tutto sia realizzato come da progetto, nei tempi e ai costi convenuti.
Insomma, faccio il lavoro “sporco” proprio quello che porta molte persone che vogliono far da sé, sull’orlo dell’esaurimento nervoso.

Oggi vengo contattata per svariati motivi: c’è chi deve acquistare casa e ha bisogno di capire le potenzialità di un immobile, chi deve traslocare e vorrebbe utilizzare tutti i suoi mobili nella nuova abitazione, chi invece intende ristrutturare per ricavare il secondo bagno, la cucina unita al soggiorno, ecc.
Ma c’è anche chi vuole rinnovare l’immagine di un ambiente con piccole modifiche come cambiare colori ai muri, sostituire le tende o le luci, rivedere il posizionamento dei quadri alle pareti.

La passione per l’arte mi ha portata a dipingere e oltre ad ambientare i miei quadri negli arredamenti che realizzo, addirittura li creo appositamente per gli ambienti in questione, unendo così una passione con il lavoro.

Ma ora mi aspetta una nuova sfida : quello che ora sto facendo da sola avvalendomi di collaboratori esterni, vorrei poterlo raggruppare in un unico punto dove il cliente possa valutare ogni aspetto del suo progetto (distribuzione spazi, impianti, materiali, colori, luci, arredi) senza dover affrontare estenuanti tour tra fornitori vari e per di più con un unico referente che lo accompagna dall’idea al lavoro finito.

Che dite, ce la farò?